giovedì 3 settembre 2015

SIENA

Dopo una bellissima visita a questa città, l'emozione che mi ha colto, non poteva che essere riprodotta, come meglio potevo, in questa forma di poesia.


SIENA

Nel rincorrersi delle dolci curve collinari,
in un mare di innumerevoli verdi,
tra filari di centenarie viti e secolari ulivi, 
tra menzionati cipressi e eremi casolari,
risalta e predomina sulla collina maestra,
il gioco delle torri e campanili della città di Siena.

Nel profondo cuore della Toscana,
pulsa d'antichi ricordi medievali,
tra vie maestre, stradelle, vicoli stretti e alcuni chiusi,
in un saliscendi dolce, e a volte pronunciato,
tra i profumi di dolci panforti e bianchi ricciarelli,
tra vetrine di moda e antiche officine d'artigianati passati,
sorge questa nobile città, con magistrale possenza.

Non si può capire Siena se non si conosce il Palio, 
e non si può sapere del Palio se non si sa di Siena.
Già appena dentro le sue antiche mura, 
appena attraversato le antiche porte, 
udiamo il nitrire del cavallo in corsa,
del fantino che urla all'incitamento,
alla folla che piange e gioisce insieme 
a seconda dell'evento,
a vecchie sfide e inimicizie secolari,
a antiche amicizie e continue corse rivali,
a bandiere di rioni, colori al vento 
per impressionare il cielo,
insomma tutto come in un incanto
vedi attraversar nei volti dei Senesi.

La torre dominante, del Mangia sul Campo della sfida,
svetta tra il cielo azzurro, vinta soltanto,
dal vecchio dominio della Chiesa, che con il campanil zebrato,
svetta sicuro sulla dolce collina.
Case posate in dolce filare come le uve loro appartenenti,
sorgono basse a fare loro inchino,
e lasciano al passante, ancor detto pellegrino,
quel senso di pace, di storia, di passato ma 
anche di presente e di un forse sereno futuro.

Le arti tutte, la storia antica e moderna, nobili signori
e ancor più nobili gli umili cittadini,
fanno di questa città, fulcro della Toscana,
una meta dovuta per capir l'Italia.

(errebi)

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